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Idrogeno, eterna chimera

Periodicamente torna il totem idrogeno, idealizzato come soluzione definitiva ma da sempre concetto più ideologico che conveniente.

L’idrogeno lo conosciamo tutti. Sì, perché te ne parlano fin dalle elementari, quando scopri che insieme all’ossigeno forma l’acqua. Una vecchia conoscenza dunque, alla base della struttura stessa dell’universo, ma che come tutto quello che ha una storia infinita nasconde complessità e difficoltà d’uso. Ecco perché vorrei qui sollevare un counterpoint argomentato proprio su questo arcinoto gas, tanto prezioso quanto difficile da sfruttare in modo conveniente.

Premesse sul suo sfruttamento. Che non produca CO2 quando brucia niente da dire; è vero. La combustione avviene però ad altissima temperatura e, come dovremmo sapere tutti, gli NOx in tali condizioni vengono prodotti a frotte. Ma è altrettanto vero che si pensa di utilizzarlo in massima parte nelle fuel cell, dove la combinazione con l’ossigeno avviene a bassa temperatura. Solo vapore acqueo allo scarico quindi, benissimo.
Tralascio la fusione termonucleare perché ancora di là da venire, ma faccio notare che sarebbe oggettivamente l’unico modo conveniente, adeguato e sostenibile di adoperare l’idrogeno, o meglio i suoi isotopi, deuterio e trizio.

Torniamo alla realtà, dunque. Innanzitutto va chiarito che l’idrogeno non è una fonte primaria. Non ne esistono giacimenti, né miniere. L’idrogeno va prodotto. E qui casca l’asino. Il metodo industriale prevede il reforming dal metano, la cui molecola contiene però carbonio. Ergo per produrre idrogeno rilasci carbonio nell’ambiente. Quindi non hai risolto nulla.
A questo punto un numero imprecisato di sapientoni mi dirà che l’idrogeno si può produrre con l’elettrolisi dall’acqua.
Vero.
Peccato però l’energia spesa per scindere la molecola sia maggiore di quella che si ricava ricombinandola. Il processo è in perdita. Quindi dovrò sempre produrre più energia di quella che posso ottenere; la sostenibilità non c’è.

E, poi l’elettricità come la produci? La Cina, campione di elettrificazione, la fa quasi tutta con il carbone, oppure distruggendo intere regioni con l’idroelettrico gigante.
E le rinnovabili? Sole e vento sono da sempre interstiziali e non possono sostenere la richiesta massiva e continua di un Paese.
C’è un solo modo di produrre oggi idrogeno in modo competitivo, con i reattori nucleari mediante la radiolisi. Ma sappiamo tutti quale sia l’opinione comune a riguardo.

Infine esiste un problema di sicurezza davvero molto grande. Innanzitutto l’idrogeno ha una molecola molto piccola e tende a fuggire dai contenitori attraverso le pareti. Contenitori che se lo devono conservare in forma gassosa hanno pressione di 700 bar o superiore, parecchi in assoluto. Se invece vuoi conservarlo liquido devi farlo a 20,268 °K, -252,882 °C, a un passo dallo Zero assoluto. E per mantenerlo tale una piccola quantità del gas deve evaporare continuamente. Tralascio infine sui costi energetici di compressione e liquefazione, ma intuite bene quanto siano elevati.

Nel mondo dei Pronipoti l’idrogeno avrà forse un ruolo, ma oggi è pura immaginazione, niente più che un altro caso romantico di wishful thinking.

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