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Desideri e realtà

La pandemia ci ha costretti in uno spazio sempre più virtuale, dal lavoro ai movimenti. Ma ci sono ancora valori e dati che richiedono conferme sul campo.

Forse in tempo di covid viene naturale spostare tutto quello che fino a poco fa si faceva direttamente nel concetto master-slave, ossia a distanza.
Ma non sempre è possibile, specie se parliamo di automobili e dati prestazionali.
Due casi recentissimi sono eclatanti: Bugatti ha appena presentato la Bolìde, vantando prestazioni devastanti e tempi in pista da primato: 3:07.1 a LeMans e 5:23.1 al Ring; quest’ultimo a poco più di 3 s dal record assoluto di Porsche con la 919 Evo. Dall’altra parte dell’Atlantico la SSC il 10 u.s. ha strombazzato di aver battuto con la Tuatara il record di velocità per vetture di serie, raggiungendo 316,11 mph, 508,62 km/h.

Beh, sorry for that, ma né l’uno né l’altro sono confermati. Il tempo della Bolìde è stato infatti ottenuto con una simulazione al computer e anche i non addetti ai lavori comprendono bene come ci sia una enorme differenza tra un giro virtuale e uno effettuato davvero in pista. Bugatti non ha negato la cosa, ma nel comunicato stampa la resa del vero è affidata a una nota a piè di pagina.
Come dire vabbè, se proprio volete fare i precisini…

Ma veniamo alla Tuatara. Il record infatti non è ancora stato omologato poiché nessun membro del Guinness World Record era presente.
Le regole sull’effettuazione dei tentativi di record richiedono infatti che testimoni di terze parti indipendenti siano presenti sul posto durante l’evento, che verifichino i dati e certifichino di averli visti. Corbin Harder, direttore della SSC, sostiene che i due testimoni indipendenti c’erano ma di non di aver ancora inviato la loro verifica al Guinness World Record.
Ma c’è di più: l’equipaggiamento di controllo satellitare su cui si basano le rilevazioni è prodotto dall’australiana Dewetron, che ha dichiarato di non poter confermare il record poiché nessun tecnico della società era presente per calibare la strumentazione e validare i risultati.

Insomma, la cosa si fa spessa per entrambi, tutti concentrati su un primato che però, visti i tempi in cui viviamo, assume fatalmente sempre meno importanza.
La verità è che forse l’era di queste sfide, sul campo o virtuali è tramontata.

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