Screenshot_2020-10-09 Mercedes-Benz-Sindelfingen jpg (immagine WEBP, 2048 × 850 pixel) - Riscalata (66%)

Orizzonte variabile

Il mercato asiatico potrebbe divenire meno promettente in termini di business, con i costruttori che navigano a vista tra riduzione di costi e ricerca del profitto.

Secondo il World Wealth Report 2020 (WWR), la statistica annuale su 71 paesi che rappresentano oltre il 98% del reddito nazionale lordo globale e il 99% della capitalizzazione dei mercati azionari, nel 2019 la ricchezza è aumentata di quasi il 9% a livello globale, nonostante il rallentamento dell’economia.
Ma il dato degno di nota è quello che mostra come l’incremento sia legato all’aumento dell’11% della ricchezza in Nord America e del 9% in Europa, superando così per la prima volta dal 2012 la crescita delle aree asiatiche, limitate all’ 8%.

Questo dato ridisegna la mappa dei progetti economico/finanziari un po’ di tutte le Case, che da parecchi anni a questa parte hanno puntato sui mercati asiatici principalmente a scapito della piazza europea.
Pur in chiaro scuro, infatti, gli States hanno continuato a mantenere un livello ragionevolmente crescente di business, mentre era proprio il Vecchio Continente a patire stasi e deflazione.
Il dato WWR potrebbe però cambiare radicalmente i piani di sviluppo, che attualmente risentono nella loro progettualità delle enormi difficoltà causate da una contrazione dell’economia a macchia di leopardo che dà poche certezze su quella che nel prossimo futuro sarà l’area principale di business.
Ovviamente questo implica un approccio differente da parte delle Case e la prima a sollevare il velo sul proprio futuro è stata Mercedes-Benz, durante la riunione di strategia aziendale online tenutasi martedì.

Il marchio annuncia un netto cambio di strategia che si concretizza in un graduale ritiro dal segmento delle vetture compatte ad alto volume produttivo, Classi A e B per intenderci.
Secondo l’ad Ola Källenius, forse Mercedes è andata un po’ troppo oltre nell’intento di coprire ogni singolo spazio in ogni segmento; la mission non deve più essere divenire un concorrente dei produttori di massa.
Un deciso piano di razionalizzazione delle risorse e di riduzione dei costi si associa a questa dichiarazione d’intenti, con l’obiettivo di evitare le attività non essenziali e concentrarsi sulla crescita mediante prodotti a maggiore redditività. Meno varianti e meno modelli, in soldoni, per i veicoli delle Classi A e B, ma anche meno motori e piattaforme per tutta la produzione.

Tutto allo scopo di liberare risorse per lo sviluppo della tecnologia elettrica, considerato che il passaggio alla produzione di questi veicoli allevia anche alcune delle pressioni esercitate su Mercedes da parte degli enti normativi in materia di inquinamento. L’azienda ha speso miliardi di euro cercando di aderire ai rigorosi mandati sulle emissioni e cercando di uscire dagli scandali legati al Diesel e con la svolta annunciata potrebbe uscire da quelle pastoie con il doppio vantaggio di rispettare le norme e orientarsi verso la fascia di mercato che dalla crisi sta uscendo più ricca, quindi promettente in termini di acquisto.

Il futuro di MB è quindi delineato in una strategia di prodotti più elitari che se pur non necessariamente vantaggiosi in termini ambientali la mettano al riparo dall’offensiva verde dei diversi enti normativi.
Una politica che molti costruttori potrebbero sposare di qui a poco, ma che fatalmente riduce il numero di aziende che su tale mercato possa sostenersi.

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