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Settembre in crescita

Dal mercato dell'auto i primi segnali di ripresa a settembre. +9,5% rispetto a un anno fa. Ma è presto per cantar vittoria...

Foto di apertura: Ryan Searle – Unsplash

Finalmente, verrebbe da dire, una buona notizia. O meglio una notizia che in qualche modo apre uno spiraglio alla speranza. Sì, perché il mercato dell’auto in Italia segna per la prima volta un segno più nel 2020.
A settembre, dati del ministero dei Trasporti, sono state immatricolate 156.132 auto, il 9,5% in più rispetto a settembre 2019. Un risultato interessante, pur a fronte di un consuntivo ancora negativo da inizio anno, con 966.017 immatricolazioni nei primi nove mesi: 500.000 unità in meno rispetto allo stesso periodo del 2019, con una flessione del 34,21%.

Fiat Panda: l’ibrido più venduto in Italia

Curiosando tra i dati, si nota una crescita di ibride mild e full, +210% nel mese, per una quota di mercato del 20,5% che sale al 60% nei primi nove mesi 2020. Forti variazioni anche per le elettriche (+224% e 2,6% di quota) e per le plug-in (+268% e 1,9% di quota): due tipologie che insieme ora rappresentano il 4,5% del mercato nell’ultimo mese e il 3% da inizio anno. Interessante anche sottolineare che nel totale dei primi nove mesi 2020, elettriche e ibride plug-in crescono del 154% rispetto allo stesso periodo del 2019.

A settembre l’ibrido più venduto è la Fiat Panda; buoni anche i risultati delle ibride di Lancia Ypsilon e di Fiat 500, rispettivamente al quarto e al sesto posto. I due modelli plug-in più venduti sono la Jeep Compass e la Jeep Renegade.

Grazie anche a queste premesse FCA, marca in Italia a settembre il segno positivo con 36.979 immatricolazioni, il 17,52% in più dello stesso mese del 2019, con una quota del 23,68% rispetto al 22,08% (+1,61%). Più in generale la Panda è leader delle vendite in Italia e, insieme alla 500, raggiunge una quota pari al 59,3%.

Positive ovviamente le reazioni degli addetti ai lavori che parlano di un nuovo clima di fiducia che starebbe per diffondersi in queste settimane. Con risultati, dicono, che avrebbero potuto essere ancor più sostanziosi se gli incentivi non fossero stati legati rigidamente alle emissioni di CO2. Insomma, pur se è ancora troppo presto parlare di cambi di rotta, per l’auto sono in molti ora a cogliere qualche ragionevole segnale di speranza.

E anche se il 2020 si concluderà con un saldo negativo, vista la terribile emorragia dei mesi scorsi, questi risultati offrono spunti cui riflettere e ragionare in chiave 2021. A patto, sottolineano tutti (compreso Michele Crisci, presidente UNRAE, l’associazione che raggruppa i costruttori esteri) che il governo segua con attenzione il comparto automotive mettendo in campo tutte le attenzioni e i sostegni necessari.

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