kjcxvnkdxcfmnlkvdf

Comprare km invece di auto

I costruttori manifestano l’intenzione di proporsi come fornitori di mobilità, ma la verità è che nessuno ha in tasca la ricetta per avere successo nel nuovo ambito di business.

Sulla spinta di regole e paranoie dettate da preoccupazioni e necessità contingenti, il mondo dell’automobile sta cambiando a tappe forzate, soprattutto perché lo spazio relativo alla mobilità sta subendo ob torto collo un ridimensionamento importante.
Nelle città predominano gli allarmismi sull’inquinamento (peraltro provatamente falso) da parte dei mezzi di trasporto, sulle vie di comunicazione extraurbane si affermano soluzioni miste di trasporto collettivo-privato che prospettano consistenti riduzioni della fascia di acquisto di un’automobile.

Il risultato è che ogni costruttore deve affrontare la transizione verso la mobilità e per farlo la via elettiva è stata sinora quella del car sharing. Allo stato attuale, quindi, se Tesla con il suo sistema di vendita online ha buone prospettive di salute in questo settore, i costruttori tradizionali vedono invece nere nubi all’orizzonte.
Un secolo fa c’erano centinaia se non migliaia di aziende che producevano carrozze e carri trainati da cavalli; poi è arrivata l’automobile e nessuno di loro è sopravvissuto. Anche se i primi veicoli venivano realizzati con le stesse tecniche di fabbricazione delle carrozze trainate da cavalli, nessuna delle aziende di trasporto passò alla produzione di massa.
Questo perché una volta che un’azienda stabilisce una competenza in una determinata area di attività, è molto difficile che poi passi a qualcos’altro.

Oggi, l’industria automobilistica è nelle prime fasi della transizione verso un mondo in cui si prospetta che la mobilità sarà venduta come servizio. Invece di acquistare automobili, le persone compreranno chilometri. Si tratta dunque di capire come giocare il nuovo ruolo, ma in concreto nessuno sa come farlo. Negli Usa GM ha lanciato un servizio di car sharing chiamato Maven, già fallito; analogamente Ford ha introdotto Chariot, una sorta di taxi collettivo con i furgoni Transit, anch’esso defunto.
In Europa Mercedes-Benz ha introdotto car2go e BMW Drive Now, riunite poi in Share Now per cercare di abbassare le perdite, ma con poco futuro innanzi.

La verità è che le Case sono imbattibili nella progettazione, ingegneria, produzione e vendita all’ingrosso di automobili, ma non nel dettaglio; sono grossisti, non rivenditori, non hanno alcuna esperienza di vendita diretta. Vendono auto ai concessionari che a loro volta le vendono ai clienti. E il fatto che esercitino pressione sui primi in vari modi, dal dire come dovrebbero gestire la loro attività a imporre un’aspetto agli showroom, dà loro la falsa sensazione di essere davvero bravi a vendere.
Ma questa mentalità non funzionerà nel mondo dei servizi di mobilità, non è quella giusta. Quella vincente è invece lasciar gestire la cosa a un intermediario indipendente; le Case diventeranno semplici fornitori di veicoli per le società di mobilità. Continueranno a produrre milioni di veicoli, ma di fatto non saranno più padroni del proprio destino o della propria industria perché per gli introiti dipenderanno da altri.
Ma questo sarà solo uno dei grandi cambiamenti che ci attendono nei prossimi lustri.

CONDIVIDI QUESTO ARTICOLO:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su print
Condividi su email

Altri articoli che potrebbero interessarti:

A volte ritornano

La ri-nomina di Stephan Winkelmann ad amministratore delegato di Lamborghini crea un “pacchetto” pronto per lo spinoff. L’annuncio arriva quasi in contemporanea con quello del

Leggi Tutto »

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SUI NOSTRI ARTICOLI!

Iscriviti GRATIS alla nostra newsletter, riceverai ogni settimana un aggiornamento con i nostri migliori articoli