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Cronaca di una crisi annunciata

L’affermazione della lobby verde prosegue con la nuova legge UE, che aumenta dal 40 al 60% rispetto ai valori del 1990 la riduzione delle emissioni di gas serra per il 2030.

All’irragionevole rialzo, sia in termini tecnici sia economici, gli eurodeputati hanno però associato la raccomandazione “che gli obiettivi nazionali siano aumentati in modo equo ed efficiente in termini di costi”. Bisogna vedere di quali costi si parli, perché letta così l’affermazione suona piuttosto ipocrita.
Evidentemente per gli eurodeputati il lavoro non è una priorità. Già, perché, tanto per fare un esempio, a sentire le ultime dichiarazioni dell’ad Ola Källenius, Daimler diventerà un’azienda più piccola per adattarsi a questa nuova era in cui il lusso non si definisce più attraverso l’opulenza e l’eccesso, ma con la sostenibilità e l’efficienza.

Peccato però che nel passaggio epocale i posti di lavoro scompariranno, dato che ci vuole meno tempo per costruire un’auto elettrica rispetto a una versione convenzionale a benzina o Diesel, poiché la batteria e il motore hanno solo 200 componenti rispetto agli almeno 1.400 di propulsore e trasmissione.
Inoltre la Casa vuole raddoppiare l’efficienza e liberare risorse per costruire auto elettriche e a guida autonoma, leggi ridurre il personale.

Riassumendo, quantomeno in campo auto il cambiamento sta per aziende più piccole ma con guadagni uguali quando non superiori, ottenuti a suon di riduzioni di personale e semplificazioni negli ambiti progettuali, ingegneristici e realizzativi, data l’intrinseca semplicità della trazione elettrica, il maggiore ricorso all’outsourcing per le diverse parti e il quasi totale passaggio ai montaggi robotizzati.
Non suona benissimo e soprattutto ipotizza una società settaria che è proprio quella che non trarrà alcun vantaggio dalla (eventuale) migliore qualità dell’aria, almeno se parliamo delle fasce svantaggiate, quelle “scartate” dal rinnovo produttivo, incidentalmente la percentuale maggiore del totale demografico. Se un mercato ci deve essere, occorre abbia i mezzi per acquistare, inoltre salute e qualità dell’aria difficilmente sono prioritarie quando si fatica a sbarcare il lunario.

Ma è a livello globale che si vede l’incongruità di tutta la politica comunitaria sull’ambiente.
Innanzitutto per realizzare le strutture energetiche verdi occorre un netto aumento d’uso di quelle fossili. L’utilizzo di cemento e metalli costosi, quando non preziosi, è previsto triplichi e si raggiunge quindi il controsenso di produrre un netto aumento di emissioni e inquinamento per un considerevole numero di anni per avere infine una struttura verde con un ambiente collassato proprio per ottenerla. In più, nessun sistema verde ha le caratteristiche di poter sostenere la rete continuativamente, ergo occorreranno sempre fonti non rinnovabili per garantirne la continuità.

Assurdo è dir poco. Ma tutto ha un senso se si guarda la questione in termini lobbistici. In un mercato prossimo alla saturazione e poco reattivo occorre instillare paura per smuoverlo. E, covid a parte (ma anche no, forse) cosa c’è di meglio di immagini cataclismiche del futuro per spingere le masse al cambiamento? Peccato che tale cambiamento vada nella direzione di creare un mondo diviso in abbienti in sync con il sistema e masse di poveracci che cercano di cavarsela come possono, pur ossatura di un consumismo che cambia solo faccia ma si alimenta degli stessi concetti.

Se si vuole davvero proteggere l’ambiente, perché non viene varato un piano di riforestazione capillare sul territorio e soprattutto perché non si investe sulla cultura dei singoli, che con i comportamenti quotidiani possono fare di più e meglio delle grandi aziende?
Mens sana in corpore sano dicevano i nostri avi e avevano proprio ragione.

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