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La pelle dell’orso

Gran Bretagna, Paesi Bassi, California e ora anche Quebec annunciano lo stop ai motori termici per le auto. Scelte radicali che con la loro lontananza dalla realtà aumenteranno il social divide.

Tra dieci anni in UK e Olanda non si potranno più vendere automobili a benzina o Diesel. L’ultimo tassello è stata la dichiarazione ufficiale del premier Johnson che ha anticipato la data, prevista inizialmente al 2040, al 2030, con l’unica eccezione per le ibride plug-in a benzina. Di là dell’Atlantico sappiamo come si tenda compulsivamente a scelte radicali, così stupisce più che il Quebec si allinei al blocco nel 2035 più che lo stesso avvenga in California, famosa per suoi ripetuti Clean Air Act sempre più restrittivi.

Si potrebbe dire che “tiri aria di pulizia” un po’ ovunque, ma nei fatti non è così. Ho già trattato della lobby verde e dei suoi obiettivi, ampiamente condivisi dalla maggior parte degli enti normativi sovranazionali, ma il fatto è che la lotta all’aumento di temperatura del globo e all’inquinamento dell’aria non si fa partendo dalle auto e soprattutto una politica verde non può prescindere da uno schietto esame della realtà.

La trazione elettrica è assai più efficiente, lo sappiamo. Ma c’è voluto oltre mezzo secolo perché la rete di rifornimento si adeguasse all’automobile così com’è oggi. Pensare che in un decennio si possa fare altrettanto con l’elettrificazione è pura teoria e il sistema economico non si mantiene con le teorie. Al contrario veti e imposizioni possono solo creare barriere sociali e ostacoli alla ripresa economica, specie in un mondo che si affanna a combattere il covid 19 senza vedere per ora la luce in fondo al tunnel.

Basta dunque proibire la vendita dei modelli a combustione per farli sparire? In Europa nel 2019 circolavano 268.834.417 automobili, per rottamarle tutte al ritmo di 10 milioni l’anno occorrerebbero più di vent’anni; non ci sarebbe nemmeno lo spazio per metterle.
Questa è la realtà. La transizione dev’essere progressiva, sostenuta sì con incentivi, ma rispettosa delle difficoltà tecniche ed economiche che inevitabilmente crea. Come sempre accade con i cambiamenti epocali, occorre un periodo di assuefazione la cui durata è proporzionale all’entità del cambiamento stesso.
E se, facendo l’esempio dell’Italia, il maggior fabbisogno di elettricità per le ricariche che si può quantificare in 755 GWh è gestibile da una rete che assorbe oltre 300 TWh annui, questa energia dev’essere fornita ai punti di ricarica a tensioni e intensità del tutto diverse da quelle usuali, il che implica una complessa serie di adeguamenti delle infrastrutture che di fatto rivoluzionano l’ambiente, con costi e disagi notevoli.

Facile dunque esibirsi in dichiarazioni roboanti che fanno tanto paladini dell’ambiente. Ma se il target è l’aria pulita sarà meglio partire da obiettivi raggiungibili e non solo dalla loro immagine esterna. L’orso bisogna anche catturarlo.


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