lkmjklòllpàò

Aftershock

Dopo aver assimilato obtorto collo l’impatto economico del covid-19, sempre più Case fanno i conti con l’estremismo verde dei politici, che produrrà molti più danni dei pretesi benefici a cascata.

I costruttori sono divisi. Divisi sul loro futuro e sul futuro della mobilità. Nella sostanza il panorama mostra due blocchi distinti su posizioni opposte e una serie di attori più defilati che attendono di capire esattamente come evolverà quella che si prospetta la più disastrosa transizione della mobilità da quando l’automobile è stata inventata.
Da un lato i tedeschi, che essendo tipicamente autoreferenziali trovano nelle scelte tecnologiche reciproche la forza di propugnare una svolta anche se non esiste una concreta verità scientifica a sostenerla. La vulgata li definisce quelli che vincono le battaglie ma non le guerre e il loro buttarsi anima e corpo nella svolta verde è una tipica immagine retorica di come dopo tanti anni credano ancora che “volere è potere”.
Così a seguire la svolta VW prodotta dal Dieselgate si sono accodati tutti e ora, chi più chi meno, affrontano a suon di riduzioni di personale e dimensionali il futuro prossimo venturo.

Accanto a loro cito gli yankee, che pur con meno ardore stanno comunque abbracciando la via elettrica. Hanno avuto un inizio più cauto e non sembrano ancora voler definire tagli epocali al sistema produttivo ma, da sempre grandi fiutatori di business, con la rapidità loro concessa dal gigantismo che li caratterizza sono quasi pronti ad affrontare un mercato completamente diverso. Se poi questo significherà morti e feriti non è un problema così sentito negli Usa, abituati da sempre a un’economia capitalistica in senso stretto.
Tesla fa a sé, l’azienda ha di fatto aperto la strada e ora cerca di raccoglierne i frutti. Ma il fatto che ultimamente Musk paventi fusioni con gruppi consolidati la dice lunga.

E veniamo all’altro fronte, più distribuito in senso geografico. Se infatti PSA con le numerose dichiarazioni dell’ad Tavares è stata tra le prime a mettere in guardia sui rischi sociali e ambientali del costringere i costruttori a realizzare solo auto a batteria, mostrando così uno sguardo a più ampio spettro di quello talebano degli enti normatori, anche in Asia si stanno delineando posizioni analoghe.
E che vengano esternate per bocca dell’ad proprio da quella Toyota che ha appena annunciato di avere a portata di mano le batterie a elettrolita solido la dice lunga su quanto un’analisi approfondita possa far cambiar colore alla svolta verde.
Toyoda non ha usato iperboli da bocconiano ma con sano realismo ha fatto semplicemente notare come sia controproducente in piena crisi economica imporre regole che porteranno al collasso dell’industria automobilistica, con milioni di disoccupati e un beneficio ambientale tutto da provare.

E gli altri? Beh, innanzitutto i cinesi, che sono lì sulla riva del fiume ad aspettare gli eventi. Hanno seminato la loro vegetazione elettrica in tutto il mondo, si sono accaparrati le materie prime per la svolta e ora attendono che gli eventi diano i frutti sperati. Ma se anche non avvenisse oggi, non sarebbe male. Il prezzo del petrolio è calato e l’intera industria nazionale ha avuto un boost che nel resto del mondo è ancora pura teoria. Così se non ci sarà una svolta rapida verso la mobilità elettrica avranno comunque da guadagnarci, visto che ormai tutto l’hardware viene realizzato dalle loro parti.
Il resto dell’Asia è nella loro orbita o in quella coreana, che a sua volta è ancora legata a quella cinese. L’India è alle prese con problemi sociali enormi e oggi non è in grado di esprimere subito svolte così nette; l’Africa è di fatto territorio cinese e seguirà la direzione imposta dal renminbi.
Restano solo gli spiccioli, che potranno cavarsela o meno a seconda siano di nicchia o sappiano sposare al momento giusto un trend in salita.

Il mondo sta cambiando, ma resta il generale sempre maggiore distacco tra politica e vita reale, quello purtroppo monolite inossidabile.

CONDIVIDI QUESTO ARTICOLO:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su print
Condividi su email

Altri articoli che potrebbero interessarti:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SUI NOSTRI ARTICOLI!

Iscriviti GRATIS alla nostra newsletter, riceverai ogni settimana un aggiornamento con i nostri migliori articoli