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Anno nuovo, stessa storia

Non cambia l’approccio pressapochista ai problemi di inquinamento ed effetto serra, con l’automobile sempre sul banco degli accusati e pretese soluzioni green che nei fatti cambiano solo l’orizzonte delle risorse da sfruttare.

Lo spunto sorge dal video di Rimac che mostra quanta cura mettano nel limitare le emissioni elettromagnetiche della C_Two.
Il fatto è che in campo auto sempre di emissioni si tratta, passando da quelle di gas più o meno inquinanti a quelle di onde elettromagnetiche. I sistemi ad alta potenza installati sulle auto elettriche, infatti, ne emettono assai più di uno smartphone, principalmente nella parte elettronica di controllo, l’inverter, che dev’essere opportunamente schermato per rientrare nei limiti di legge.
La domanda che sorge spontanea è quindi: “Ma se Rimac, visto il costo delle sue auto, può permettersi di seguire una procedura così capillare, sarà lo stesso per modelli di grande diffusione?”

Non è una domanda oziosa e non venitemi a cantare le lodi della buona fede della Case; il Dieselgate insegna.
Si tratta dunque di decidere cosa sia peggio (gas o microonde) e se ci si possa effettivamente schermare nella vita di tutti i giorni da tali emissioni. Non sono certo un terrapiattista, ma una vecchia amica che insegnava alla Sorbona e studiava gli effetti delle radiazioni elettromagnetiche su quelle che sono solo tracce (ppm, parti per milione) di metalli presenti negli organismi, mi raccontava di tutta una serie di effetti sui quali le grandi major di settore volevano far calare il sipario.
E’ fondamentalmente una questione di potenza delle emissioni e quelle delle auto elettriche sono particolarmente forti proprio perché le potenze in gioco sono decisamente più elevate di quelle dei normali apparecchi che ci circondano, dai televisori ai telefoni.
Quindi occorrerà valutare sotto il profilo sanitario tanto un’auto verde quanto una convenzionale, non si può semplicemente tirar via seguendo l’abituale modus operandi di società, potentati e lobbies.

Ma ciò introduce una ulteriore grande riflessione sulla virtù della svolta green. Il fatto che venga propagandata da più parti come la soluzione per un cambio di approccio alle risorse e alla salute dell’ambiente è semplicemente un falso.
Così come le emissioni cambiano soltanto, anche la fame di risorse punta semplicemente in un’altra direzione, non meno dannosa per l’ecosistema. Una recente indagine britannica ha dato l’allarme sulla prossima richiesta di materie prime come litio, cobalto, nichel e rame, con quest’ultima che potrebbe crescere del 300% portando alla devastazione di interi territori. Il fatto che le miniere in massima parte non si trovino in Europa aiuta la propaganda, ma non sposta il problema. I risultati di qualunque analisi dipendono da come venga posto il problema e su questo giochetto le lobby fanno da anni proseliti sul nulla scientifico.

Quindi, come sempre, l’approccio è il solito, quello di fare profitti. La pretesa intenzione di non nuocere all’ambiente è un puro trompe-l’oeil che deve distrarre dalla scalata a posizioni di privilegio e potere. Il tutto con l’epidemia, che “sta a guardare” e che pretende il suo tributo da un mondo sempre più allo sbando anche sulle scelte più basilari.

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