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La guerra elettrica

Joe Biden ha esordito con un deciso impulso verso la mobilità elettrica, ma il contrasto con le lobby dei produttori di petrolio e biofuel cresce.

Il cambio di inquilino alla casa bianca darà luogo a netti cambiamenti nella politica sociale e in quella ambientale. E i primi segnali della nuova amministrazione sono già chiari, visti gli endorsement di Biden a favore dello sviluppo di una mobilità elettrica sul territorio nazionale.
La California ha annunciato un divieto sui motori a combustione interna entro il 2035, altri stati stanno prendendo in considerazione misure simili e la General Motors giovedì ha annunciato che per lo stesso anno produrrà solo veicoli elettrici.
Ma non tutti sono di questo avviso. Poiché tale affermazione avviene a scapito del ricchissimo business centenario del petrolio, le compagnie di settore si stanno organizzando per formare un fronte di opposizione e in questo intento stanno addirittura tentando di fare azione comune con quella che sin dalla sua nascita è un loro nemico, l’associazione dei produttori di biofuel.

L’influenza dell’industria petrolifera è diminuita da quando Biden ha sostituito Donald Trump come presidente, ma la cintura agricola degli States rimane un potente elemento politico e quindi un’alleanza può rendere l’azione di contrasto assai più solida.
L’American Fuel and Petrochemical Manufacturers (AFPM), un gruppo commerciale di raffinazione del petrolio, ha confermato di aver contattato nelle ultime settimane i rappresentanti statali e nazionali delle industrie del mais e dei biocarburanti per cercare sostegno e bloccare i sussidi federali per i veicoli elettrici.
Ma la linea della formazione di un fronte comune non è priva di intoppi.
Geoff Cooper, capo della Renewable Fuels Association, gruppo commerciale leader nel settore dei biocarburanti, ha confermato l’invito a una riunione a febbraio, ma ha detto anche che la sua organizzazione non ha ancora deciso se partecipare. “Non siamo nati ieri e non lasceremo che l’industria petrolifera ci suoni come un violino – Hanno una lunga storia di far fare ad altri il lavoro sporco e questo non ci interessa”.

Alla base del tentivo di accordo ci sarebbe infatti anche una questione eminentemente tecnica, cosa che non sfugge ai produttori di biofuel.
Le emissioni di CO2 possono essere ridotte con un maggior numero di ottano e l’etanolo è un ottimo booster. La maggior parte della benzina venduta negli Stati Uniti contiene circa il 10% di etanolo e un aumento di tale percentuale migliorerebbe il bilancio complessivo.
L’urgenza è oggi quella di mantenere in fuzione il sistema delle stazioni di servizio, che potrebbe essere penalizzato dalla diffusione massiccia delle auto a batteria. E vedremo chi l’avrà vinta in questo scontro.

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