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Le rane

Non mi riferisco ad Aristofane, ma a quelle dalla bocca larga, che sapevano già ogni particolare dell’accordo Hyundai-Apple. Incidentalmente naufragato del tutto ieri.

Ai primi rumors di un possibile accordo, erano subito seguiti i malumori di una nutrita serie di alti dirigenti coreani, che non volevano una joint venture che di fatto relegava Hyundai al ruolo di mero prestatore d’opera senza un reale tornaconto a livello di immagine.
Poi la voce messa in giro da Apple secondo la quale i dissidi andavano dissolvendosi alla luce di un progetto sostanzialmente diverso da quello di un’auto come oggi la intendiamo, un commuter autonomo.

Ora il crac definitivo, accompagnato dal crollo in borsa del 6,2% delle azioni Hyundai e del 14,98% di quelle Kia, seguente al rapido rialzo che si era determinato sulla scia della possibile unione produttiva.
D’altronde Hyundai non è certo nuova a richieste di prestatore d’opera per conto terzi, puntualmente rifiutate a meno che non potessero portare a effettivi vantaggi sia nel campo dell’immagine, sia in quello dello sviluppo tecnologico.

Ora per Apple riparte la ricerca di un partner tecnico, essenziale viste la precedenti fallimentare esperienza nel fare tutto da sè che aveva portato alla chiusura del progetto Titan.

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