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La UE della follia

Ulteriore giro di vite sulle automobili, senza considerare le difficoltà di una popolazione che, perdurando la pandemia, a tutto può pensare fuorché a cambiare auto.

Nel 2019 la UE ha adottato il regolamento 2019/631, che definisce gli standard di emissione di CO2 per le nuove auto e per i nuovi veicoli commerciali, entrato in vigore il 1° gennaio 2020. L’obiettivo è far diventare l’Europa climaticamente neutra entro il 2050, con una riduzione netta di almeno il 55% delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030.
Il 2030 diventa quindi l’anno fatidico, non tanto come traguardo ma piuttosto come obiettivo dinamico nella corsa verso l’annullamento delle emissioni provenienti dai succitati veicoli che comunque, ricordo, rappresentano nella loro totalità soltanto il 14,5% del totale della pollution.

Non voglio riprendere il discorso su quello che ritengo un accanimento privo di senso alla luce dei dati scientifici e numerici, ma piuttosto concentrarmi sulle ultime novità, che prevedono lo stop assoluto alla vendita di auto a benzina e a gasolio entro il 2030. Da quella data potranno essere messi in commercio soltanto veicoli elettrici e ibridi.
Ma non basta ancora. Dal 2025, tra soli 4 anni, potranno stare sul mercato solo auto con un limite di NOx di 30 mg/km e di CO2 di 500 mg/km per le auto a benzina e 100 mg/km per le Diesel. A corredo sono previste sanzioni astronomiche per i costruttori che non si adegueranno.

Ora, vorrei evidenziare come gli ultimi eventi pandemici abbiano mostrato con grande chiarezza quanto la UE sia in realtà una tigre di carta.
L’atteggiamento prono e praticamente indifeso nei confronti delle inadempienze contrattuali dei produttori di vaccino lo rende evidente.
Ma sull’inquinamento dei veicoli, peraltro assolutamente minimale sul complessivo, si usa la mano forte, quella delle sanzioni. Fossi nel board di una grande azienda automobilistica mi verrebbe voglia di spingere al limite e andare a vedere in chiaro cosa davvero la UE si senta di fare.
Ergo non obbedire alle regole e vedere se gli organi comunitari siano pronti a mettere sul lastrico milioni di lavoratori a seguito della loro crociata.
Non ho mai ritenuto i costruttori degli stinchi di santo. Fare business vuol dire anche avere un certo pelo sullo stomaco e aggirare le norme troppo onerose quando si può. Ma in questo caso è difficile accettare che sulla scorta di quello che non posso che ritenere un pericoloso fanatismo, nel bel mezzo di una crisi economica che il mondo non ha mai visto, una struttura disomogenea e settaria come la UE possa introdurre regole che oltre a peggiorare intrinsecamente l’intera condizione economica europea, farebbero tornare indietro di decenni anche l’ambiente sociale.

Le auto elettriche sono costose, molto. Solo una parte ridotta di una popolazione prostrata dalla pandemia potrà permettersele e solo se, a spese però dell’intera comunità, verrà realizzata la costosa infrastruttura che, sottolineo ulteriormente, sarà utile solo alla parte più ricca della società. Quindi da un lato disoccupati e indigenti, dall’altra snob falsamente preoccupati dell’ambiente ma in pratica impegnati a godere di indebiti privilegi.
Un po’ la storia di Harry e Megan, non trovate?

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