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I costi della transizione

Bollette con aumenti a due zeri, rincari record dei carburanti, inflazione che torna ai livelli pre-crisi. Il passaggio all’economia verde si rivela sempre più un salasso a danno dei soliti.

Non sfugge a nessuno che sia in corso un aumento record del costo delle materie prime. La speculazione vola quando ci sono guerre e crisi e attualmente sommiamo entrambe, visto che la pandemia si porta appresso buona parte delle privazioni di un conflitto.
Questa volta però la logica speculativa ha un’occasione in più e nuova di approfittare della situazione: la paranoia verde che ha ormai contagiato il mondo occidentale. Ma attenzione, il virus verde fa danni solo dalle nostre parti, perché in Asia lo conoscono ma non lo temono affatto, anzi lo usano alla grande per realizzare il takeover più epocale di sempre.

Così, mentre attendiamo passivi di effettuare la transizione di sudditanza dai signori del petrolio a quelli del litio e dei microchip, subiamo la doppia speculazione di padroni vecchi e nuovi, i primi già pronti a saltare sul nuovo carro, magari come comprimari, ma occupati attivamente a spremere il possibile dal “vecchio” petrolio, i secondi attivi nel gestire la disponibilità di materie prime e high tech elettronico con il contagocce per mantere i prezzi al top.

Quello che trovo intollerabile è il senso di colpa che ci viene propinato a dosi industriali da ogni parte. Mezzi di informazione, governi, enti morali, perfino le onlus sono tutti lì a dire che la colpa è nostra, che abbiamo sfruttato troppo il pianeta; per ogni magagna la colpa è del cambiamento climatico e quindi intrinsecamente nostra.
Non dei magnati dell’industria che sullo spreco hanno costruito la loro eccessiva ricchezza aumentando a dismisura le diseguaglianze, non dei governi che hanno scelto la via più semplice e remunerativa per l’approvvigionamento energetico, non delle innumerevoli aziende che hanno prosperato sulla filosofia dell’usa e getta.

Colpa nostra, colpa dei consumatori. Quegli stessi che continuano a pagare per beni il cui acquisto è stato spinto con ogni mezzo, tipo i Diesel, ma che ora si trovano nelle condizioni di essere addirittura un peso per la società, salvo continuare a spillargli denaro. Quelli che cercano di trovare la propria tortuosa strada nel labirinto di norme spesso inutili quando non dannose, periodicamente confutate e riscritte ancor peggio.
E’ sempre colpa di qualcuno poco abbiente ma numericamente congruo, così da poterlo sfruttare all’osso, ma sempre per colpa sua.

Beh io non non mi sento colpevole della rivoluzione industrale e ritengo che l’uomo, come ogni specie abbia diritto al suo spazio nell’ambiente. Sarebbe meglio condividere di più, certo, ma tutto quanto, non solo gli oneri, e dare maggior voce a scelte logiche, che non abbiano il profitto come unico scopo. Sinceramente non vedo all’orizzonte i prodromi di un tale cambiamento.
E se il problema è che l’intelligenza umana si è dispersa in innumerevoli rivoli limitando la corsa a un futuro univoco, è la nostra natura, ragazzi. Le razze passano, il pianeta resta, facciamocene una ragione.

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