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Incatenati all’automobile

La new age dei costruttori mira a renderci dipendenti da aggiornamenti e nuove features, proprio come in pratica avviene già con i cellulari. Ma qui tutto sarà a pagamento.

Nel mese di ottobre del 2016 la Casa di Cupertino chiudeva ufficialmente il Project Titan, l’intera area di business dedicata alla realizzazione della iCar, l’auto elettrica della mela. Ma il tentativo di Apple di costruire un veicolo elettrico è sempre apparso un po’ svogliato, con il susseguirsi di notizie che l’azienda avesse abbandonato il progetto rapidamente seguite da nuovi rilanci.
Così nel 2020 ecco le news di un ritorno di fiamma e ora rumors di contatti con subfornitori di componenti, quelli che in pratica organizzano una catena di montaggio.

Cosa c’entra Apple con la nuova filosofia di marketing legata all’auto? Moltissimo. Sono stati loro infatti i primi a postulare un diverso rapporto tra Casa e cliente, basandosi sulla grande esperienza fatta con i device elettronici, ove hanno costituito una solida reputazione e una ancora più solida catena del valore. La notizia che Ford abbia reclutato Doug Field, ex ingegnere di Tesla ed ex vicepresidente di Apple per progetti speciali, tra cui proprio il Project Titan, apre quindi a un nuovo scenario di sviluppo dell’automobile, perché Field ha ora il compito di creare presso l’Ovale blu un flusso continuo di entrate dall’implementazione di servizi nei veicoli tramite software.

Se perciò il fatto che Apple l’abbia lasciato andar via senza rilanciare da un lato può lasciar preagire un ulteriore stop nell’ormai quinquennale tira e molla sulla iCar, dall’altro rende esplicito un cambiamento epocale nella filosofia di come i costruttori intendano variare la fruizione del prodotto automobile, che svela dunque il piano comune delle principali Case del mondo per riguadagnare gli introiti che la transizione elettrica sta azzerando. Non è un segreto infatti che il focus di VW sul software sia sempre più accentuato e ciò la la dice lunga su quanto questa oscura new age sia condivisa.

Per bocca dell’ad Jim Farley, il futuro di Ford non dipende tanto dalla vendita delle vetture in sé, quanto piuttosto dall’acquisto di funzionalità per aggiornare costantemente le proprie auto, sulla falsa riga di quanto avviene abitualmente con i telefoni. E in questo campo non c’è azienda con una storia migliore di Apple.
Le entrate ricorrenti sono diventate quindi il Santo Graal per le Case automobilistiche, che cercano così di liberarsi dai cicli storici di boom e contrazione del settore. Mentre Tesla ha offerto aggiornamenti via etere per anni, Ford ha solo recentemente iniziato a offrire funzionalità a pagamento, tra cui un sistema di guida hands free sulla Mustang Mach-E e sul pickup F-150. Il compito principale di Field sarà dunque quello di collaborare con Hau Thai-Tang, responsabile di prodotto per le piattaforme, allo scopo di creare la prossima generazione di prodotti connessi di Ford, che include lo sviluppo di relazioni con aziende tecnologiche chiave e l’implementazione della Blue Oval Intelligence, che manterrà tutti i prodotti Ford perennemente connessi alla rete.

Credendo quindi fermamente nella intrinseca libertà d’uso del mezzo automobile non posso che augurarmi che Field non riesca a compiere la sua mission alla Ford, replicando quindi la serie di mini-fallimenti sinora fatti registrare dal Project Titan. Se l’auto deve diventare una catena, sarà meglio procurarsi una tronchese o la sua versione digitale, l’hacking.

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