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Principio di realtà

Nei sogni spakkano e sono virtuose per l’ambiente, con costi d’esercizio risibili e potenze da F1. Ma nel mondo reale i problemi connessi all’uso delle auto elettriche crescono, così come il loro prezzo.

Si dice da tempo che con la rivoluzione elettrica il concetto di auto cambierà, nella metodologia d’uso, nel tipo di guida, nel concetto stesso di proprietà del bene. Una serie di speculazioni che, se viste con distacco possono anche essere ritenute ragionevoli, da vicino non sono altro che la più redditizia ipotesi di sopravvivenza del business delle Case auto, un modo di superare la profonda crisi generata dal convergere di pandemia e (pretesa) emergenza climatica mantenendo i profitti.
Perdonatemi se divago un minimo, ricordando che quando nacque mia figlia a fine ottobre 2005 in ospedale le finestre erano spalancate perché la temperatura superava i 25 gradi. Eppure nessuno parlava di evento straordinario, semplicemente perché era già successo. Così come sono già avvenuti un milione di eventi definiti ogni volta eccezionali, ma purtroppo semplicemente ciclici. Non dimentichiamo che 30 anni fa si diffuse l’allarme per una possibile fantomatica nuova glaciazione e che l’accentuarsi dell’attuale attività vulcanica sul globo potrebbe, in un concatenarsi di fattori avversi (covid docet), generare una tale quantità di ceneri da renderla effettivamente possibile. In tal caso la CO2 sarebbe una benedizione, per non ritrovarsi a cacciare i mammuth.

Ma torniamo alle auto, quelle elettriche. In questi giorni si sono affacciati sul mercato i primi modelli di due nuovi brand, Rivian e Lucid, la prima con una fuoristrada, la seconda con una berlina gran turismo. In entrambi i casi la potenza disponibile supera di slancio i 1.000 cavalli e questo già scompiglia l’abituale classificazione delle vetture tradizionali. Una off road che fa lo 0-100 in poco più di 2 secondi e mezzo non è certo comune, così come una berlina a 4 porte che pesa 2.300 kg ma può fare il tempo in pista, certo disintegrando le gomme ogni volta. Ma tanto, se il prezzo medio di queste new entry supera i 150.000 dollari che problema c’è?

Il problema evidente è che queste nuove auto sono l’esempio più concreto di alienazione industriale oggi disponibile. Che bisogno c’è di potenze così elevate quando la coppia di un motore elettrico garantisce prestazioni da sportiva anche con un centinaio di cavalli? Perché occorre un accumulatore da 135 kWh, che se non hai una centrale elettrica accanto richiede almeno due giorni di carica per un’autonomia ragionevole, quando limitando la potenza ne basterebbe la metà, con l’effetto collaterale di ridurre il peso da quello di un carro armato a quello di un semplice autocarro? Sì, perché comunque le elettriche pesano.
Certo, non tutti si comportano allo stesso modo. Il gruppo VW punta sul mercato di massa, ma con i prezzi non ci siamo, non puoi definire utilitarie auto da 30.000 euro. E il racconto del trend in discesa dei costi è pura immaginazione. Il costo delle materie prime è in netta salita, così come, al contrario, la disponibilità di tecnologia elettronica è con il contagocce. Tutti argomenti che non fanno ritenere vicino nè possibile un avvertibile calo di prezzo dei prodotti.

In un mondo dove il problema delle diseguaglianze sta diventando un’emergenza, vedi i poveri brasiliani che si contendono gli scarti di un’azienda di alimenti per animali, anche l’automobile deve diventare qualcosa di ingegneristicamente valido e accessibile, ma soprattutto utile e utilizzabile.
E poi, se proprio ci tocca rinunciare al piacere della guida, che almeno sia facile.

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