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Rocambole à Paris

Un Taxi Tesla Model 3 invece di frenare accelera con il rosso, travolge e uccide un ciclista e ferisce altre venti persone. Tutto nella capitale francese l’altra sera

Era fuori servizio e andava al ristorante con la famiglia. Non è ancora chiaro se il tassista parigino apparenente alla compagnia Taxi G7, una delle più grandi di Parigi, guidava la sua Model 3 oppure lasciava fare all’Autopilot, fatto sta che arrivando a un feux rouge la vettura invece di frenare ha accelerato, impegnando l’incrocio proprio mentre sopraggiungeva un ciclista, che nel violento urto conseguente alla forte accelerazione del mezzo ha perso la vita.
L’auto impazzita ha poi proseguito investendo altre 20 persone, tre delle quali versano in condizioni critiche, per finire la corsa schiantandosi contro un furgone in sosta, il tutto senza che il tassista potesse correggere la traiettoria.

Le indagini sono in corso, ma dalla dinamica del sinistro ci sono forti indizi che la guida fosse affidata all’automatismo di Tesla, l’Autopilot e che il tutto sia la conseguenza dell’ennesimo malfunzionamento del sistema, stavolta pagato a caro prezzo.
La compagnia Taxi G7 ha sospeso immediatamente dal servizio tutte le Tesla; secondo una dichiarazione ufficiale i proprietari dei 37 veicoli, che prestano servizio in franchising per la compagnia, saranno risarciti per il fermo auto in attesa dell’esito dell’inchiesta.

Potrei dire che siamo alle solite. Parafrasando, mi sembra una situazione analoga all’introduzione dei telai meccanici nel XIX secolo, quando le messa a punto dei macchinari fu fatta a suon di vittime straziate dai meccanismi allora privi di dispositivi di sicurezza.
Quanti incidenti dovranno accadere dunque prima che l’Autopilot sia davvero messo sotto inchiesta? Certo, il fatto che per Time Elon Musk sia l’uomo dell’anno la dice lunga sulla rete di interessi attorno all’azienda americana e ai suoi prodotti, quindi non c’è da aspettarsi che quella che di fatto è una sperimentazione del sistema fatta sul campo subisca battute d’arresto.

Resta perciò il dubbio che il concetto in toto sia da rivedere. Da un lato la pretesa che un sistema di intelligenza (quasi) artificiale possa sostituirsi alla guida umana in ogni condizione, con la sola ipocrita salvaguardia di dover tenere le mani sul volante, condizione che, l’abbiamo accadere in numerosi incidenti, può essere tranquillamente aggirata dai conducenti fenomeni che vogliono farsi un sonnellino mentre l’auto li porta in giro.
Dall’altro le fortissime accelerazioni delle auto elettriche pongono alla portata di molti prestazioni un tempo proprie solo delle supersportive e aumentano i rischi per guidatori non preparati a gestirle.
Se qualcuno mi spiega cosa ci sia di eco o green in tutto questo…

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