media-Audi V6 TDI - VGI U.O. Responsabile VA-5 Data di Creazione 22.02.2022 Classe 9.1

Audi, dall’elettrico al biodiesel

Fino a ieri nel gruppo VW non si faceva che parlare di BEV. Ora un comunicato Audi riapre la porta al motore Diesel, questa volta alimentato a biocombustibile.

Se si bada unicamente alle dichiarazioni, vale quella d’intento Audi di lanciare dal 2026 solo veicoli a batteria. Obiettivo condiviso e coerente con quello dell’intero gruppo VW, quindi, che dal Dieselgate in poi ha svoltato nettamente rispetto alle precedenti convinzioni tecniche sul futuro dell’automobile.
Ma il comunicato odierno che attribuisce a Oliver Hoffmann, membro del board per lo sviluppo tecnico del brand, l’affermazione del prosieguo dello sviluppo dei motori a combustione nell’ottica di ridurne le emissioni, sollecita qualche interrogativo su quella che sinora era considerata una svolta storica e senza ritorno. Audi dichiara infatti di avere aggiornato il turbodiesel V6 per alimentarlo con HVO, olio vegetale idrotrattato. Il vantaggio sarebbe che trattandosi di un carburante di origine vegetale è possibile ridurre fino al 95% la CO2 prodotta dalla combustione, la solita questione artitmetica delle sommatorie tra emissioni e catture dei gas serra.

Non vorrei essere eccessivamente critico, ma mi sembra che stavolta la montagna abbia partorito un topolino.
Innanzitutto il biodiesel è storia antica, ricordo negli anni ’80 il mio primo test sul carburante prodotto da un’azienda padana. Si tratta di un mix di oli vegetali, vergini o recuperati, che passa attraverso un trattamento di esterificazione per sottrargli la glicerina, che pur avendo un valore intrinseco per l’industria  e la cosmesi ha la brutta abitudine di intasare i condotti, oltre a conferire al carburante una densità così alta da mettere fuori uso le pompe ad alta pressione.
Niente di nuovo quindi, tranne che in tutti i Diesel di nuova generazione è assolutamente proibito l’uso del biodiesel per problemi di scarsa lubrificazione e di compatibilità con i catalizzatori.

Evidentemente Audi ha sciolto i nodi e fin qui nulla di strano; un’azienda con la sua competenza è certamente in grado di affrontare e vincere quella che in definitiva è solo una piccola sfida.
Ma il problema è un altro. L’uso di carburanti di origine vegetale non è affatto detto sia sostenibile.Innanzitutto perché se l’impiego dovesse estendersi su larga scala si porrebbe il problema della sottrazione di ampie aree di coltivazione all’alimentazione umane e animale; se non c’è da mangiare cessa anche l’esigenza di muoversi in auto.C’è poi la questione dell’energia della molecola. Gli oli vegetali sono ossigenati e ciò aiuta a ridurre residui e particolato, ma hanno un potere calorifico nettamente inferiore a quello del gasolio. Di qui un inevitabile aumento dei consumi e della reperibilità a prezzi ragionevoli, senza contare che tale crescita potrebbe pareggiare di fatto la CO2 prodotta con altre fonti, perché, ribadisco, il bilancio cui ci si riferisce è puramente contabile.
Con i venti di guerra alle porte trovare soluzioni alternative diventerà forse prioritario, ma certamente in penuria di risorse il poco che resta sarà per altrettanto pochi utilizzatori. Forse è per questo che Audi parla di biodiesel per i V6, quelli per Suv e berline di alta gamma?

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