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Cara, cara benzina

Aumenti insopportabili per privati e imprese, un’inflazione indotta che di questo passo sarà presto a due cifre. Mentre la stagflazione si avvicina inesorabilmente, il governo latita.

Sono tutti molto preoccupati dell’aumento di prezzo dei carburanti, ma nel concreto nessuno ha ancora mosso un dito. Parafrasando un noto politico del passato, autore della frase “A pensar male si fa peccato ma ci si prende quasi sempre”, verrebbe da pensare che visti il gettito di oltre un miliardo al giorno per le casse dello stato e l’attenzione al disavanzo che questa amministrazione mostra una volta di più, ci sia a monte il preciso intento di rimpinguare le finanze a spese delle nostre tasche.
Ma è una politica molto rischiosa. I carburanti sono alla radice del prezzo di quasi ogni altra merce e tipicamente di quelle il cui acquisto è imprescindibile, gli alimentari. Se aggiungiamo poi la spirale di aumenti che si è già innescata con la penuria di beni fondamentali importati, non controllare il prezzo dei carburanti potrebbe portare a gravissimi disagi per la popolazione e le imprese.

Un ulteriore elemento di riflessione è la dichiarazione del ministro Cingolani su quelle che definisce truffe in atto. Sinceramente sono rimasto esterrefatto. Qualunque cittadino al bar potrebbe dire lo stesso, ma un ministro della Repubblica se ha tale sospetto deve adoperarsi perché venga fatta chiarezza e siano puniti i responsabili, prima ancora di fare dichiarazioni. Il teatrino dello scaricabarile, infatti, è subito pronto a iniziare le rappresentazioni.
Non è colpa dei gestori, il cui ricarico è fermo da eoni. Non è colpa delle compagnie, che acquistano sul mercato. Non è colpa del mercato, che subisce la speculazione. Non è colpa di nessuno, quindi. Forse è colpa nostra, invece, visto che non siamo capaci di fare uno sciopero dei consumi come si deve per costringere chi di dovere a più miti consigli.

Certo è comunque che il carburante in vendita ora viene da partite il cui acquisto e il cui prezzo è stato fissato oltre un mese fa, quando gli aumenti non avevano ancora avuto luogo. Inoltre è vero che l’ingresso nel settore delle commodity dei fondi speculativi spinge verso azioni che cozzano violentemente con gli interessi nazionali dei singoli Stati, ma non è detto che, soprattutto con un’economia di guerra all’orizzonte, non possano essere imposte misure calmieranti.
Con aumenti generalizzati che vengono da cause esterne al circuito economico del Paese, le famiglie non hanno altra alternativa che ridurre i consumi, mentre le aziende messe alle strette possono trovarsi addirittura in condizioni di chiudere. Quindi maggior spesa per le esigenze correnti, minori fatturati e riduzioni di attività, con meno denaro nelle mani della gente. La tempesta perfetta, la stagflazione.
Sarà il caso di darsi una mossa, perché quando la bestia morde è già troppo tardi.

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