DeLorean released its first sneak peek of their electric vehicle.

Automobile 4.0, fine di un’era

Il concetto di automobile si avvia a essere molto diverso da ciò che è stato sinora. Ma non è detto che tutto il mondo attorno a lei sopravviva al cambiamento. 

Lo spunto mi viene dal teaser della rinata DeLorean, l’iconica auto che deve la sua fortuna principalmente al cinema e che, con il contributo stilistico dell’italiana Italdesign, debutterà in veste elettrica al concorso di eleganza di Pebble Beach.
La DeLorean Motor Company è stata costituita nel Delaware (e non in Texas) il 28 febbraio di quest’anno e il nuovo e il piano industriale prevede che la società si quoti in borsa, anche se per ora non ne è stata data la tempistica.
La nuova DeLorean elettrica avrà comunque oltre 480 km di autonomia e un pacco batteria da almeno  100 kWh con possibilità di ricarica a 150 kW. Prezzo stimato tra 150 e 200mila dollari, consegne dal 2023.

OK. Questa è una sportiva e mi sembra che il futuro di questo tipo di auto sia stato ormai universalmente delineato in questi termini, elettrici intendo.
Ma non si tratta solo di supercar. Il segmento auto è infatti alle prese con un epocale passaggio della catena di profitto industriale da quantitativa a qualitativa, condizione di business sempre più condivisa dai diversi costruttori, ultimo dei quali il gruppo VW che ha annunciato una prossima radicale semplificazione dei modelli con motorizzazione tradizionale.

Non si tratta di cosa da poco. L’auto si è sviluppata dai primi del secolo scorso proprio con la produzione in catena inaugurata da Henry Ford e la standardizzazione di procedure e costi ha permesso a un oggetto intrinsecamente complesso e costoso di divenire il più diffuso prodotto di massa, dando vita di fatto al concetto di economia di scala che domina ancor oggi gran parte dei settori merceologici.

Modificare quindi tale assioma è arduo e con ogni probabilità porterà a una netta riduzione degli operatori coinvolti, sia in termini di maestranze sia di business.
Il che riporta alle intenzioni delle Case, principalmente quella di aumentare (e di molto) il prezzo dei prodotti. Ora, non è affatto detto che il mercato dei prossimi anni sarà così ricettivo in questi termini, anche perché l’inquadramento in termini qualitativi cozza con la standardizzazione dei sistemi di produzione, che di fatto non hanno tutta questa possibilità di trasformare con uno schioccar di dita le automobili in pezzi di gioielleria.

L’automobile ha avuto una lunga evoluzione e nel suo percorso ha generato sottosistemi e famiglie di prodotti che trovano riscontro solo nella massificazione. Difficile tornare nel terzo millennio al criterio espresso dalla frase che la bisnonna diceva a suoi figli “Se fai il bravo ti porto a vedere i ricchi che mangiano il gelato”.
Il gelato oggi lo vogliono tutti e non si vede come un governo possa autorizzare con il denaro pubblico spese a sette zeri come quelle per l’installazione della rete di ricarica a unico beneficio di quella ridotta parte di popolazione che si potrà permettere le costose auto elettriche.

Ma c’è altro, in termini più psicologici. Per sua costituzione l’uomo trae piacere dal vedere un altro compiere in sua vece atti che lo gratificherebbero se fossero fatti da lui, è la radice del tifo sportivo, ma più in generale della condivisione delle passioni. C’è però un limite, dettato dalla popolarità del tipo di azioni intraprese. Se le auto diventano troppo elitarie, questo limite sarà oltrepassato e si andrà verso la dissolvenza dell’attrattiva.
E non è detto che occorrano decenni per compiere tutto il passaggio.

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